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2 febbraio 2013

One

Ecco oggi è quasi un anno che io e il mio ragazzo (si,il mio ragazzo :) ci siamo messi insieme.Un anno pieno di felicità...O quasi! :)
si chiama andrea e ha 17 anni,va al liceo classico mameli e ha una famiglia eccezionale.La madre una cuoca bravissima!
andrea mi chiama verso le 12.20h

A.:ciao tesoro,come stai? sei uscito da scuola? tanti auguri!
IO: non mi chiamare tesoro lo sai mi da fastidio! sto bene tu? si sono uscito e auguri anche a te!
A.:oggi che fai? avevo in mente qualcosa da fare...
IO: e cosa?
A.: be andare al cinema e vedere "tutto quello che so sull'amore" e poi girare un po
IO:adesso vedo,ciao!
A:ciao



IL film non è che sia stato cosi interessante come mi aspettavo,però la trama è carina e gli attori sono bravi e penso che ne vale la pena andarlo a vedere....
Ero felice perché finalmente sono me stesso ovvero tenersi la mano e/o baciarsi per strada è una cosa che ti fa sentire bene!
Io mi sento bene con andrea perché è un bravo ragazzo,non stronzo e non mi tradirebbe mai.Mi fa tantissime cose che mi fanno stare bene.Ok sembra il ragazzo perfetto che si trova solo nelle favole.Certo...come ogni coppia normale litighiamo però andrea lo fa con dolcezza! Ok sarà che pure che io sono pazzo perso di lui ma è vero andrea mi tratta bene...



Verso le 19.30h dopo un lungo e rilassante happy hour,andiamo da la mamma di andrea e ci fa una cena squisita! e poi alla fine la mia torta preferita....




3 gennaio 2013

il carcere femminile di Los Hornos

[Girovagando per il web ho notato un articolo molto interessante che parla di un fotografo che ha documentato per immagini il carcere femminile di Los Hornos in Argentina.]
Cinque anni fa, il fotografo Reuters Camps Carolina documentato le storie presenti nel reparto maternità di un carcere femminile di Los Hornos, Argentina. La prigione non solo ospitava donne detenute, è stato anche sede di 63 dei loro figli, che sono stati autorizzati a vivere con le loro madri all'interno del carcere fino a quando non sono stati quattro anni. Ora, la metà di un decennio, Camps rintracciato quattro delle donne per vedere che cosa ne era stato di loro e delle loro famiglie giovani.
In tutto le foto sono 30 ma io metterò solo le prime 4.


[1] Questa fotografia combinazione mostra Valeria Cigara posa quando era incinta con le sue Milagros figlia mentre stava scontando una condanna per rapina nel carcere di Los Hornos donne a La Plata 4 novembre, 2007, e Milagros Abbracciare Cigara, ora di quattro anni, durante una visita di Milagros alla più recente prigione di sua madre a Magdalena, dove Cigara è in attesa di processo per un quarto caso di rapina ago 19, 2012. Cigara sollevato Milagros in carcere con lei fino a quando lei si voltò due.Legislazione argentina consente donne detenute di crescere i loro figli bambino in carcere fino all'età di quattro anni, dopo di che deve lasciare a vivere con la famiglia o in una casa di Stato. (Campi Carolina / Reuters)


[3] Jorgelina e sua nipote, di quattro anni Milagros, la cui madre Valeria Cigara, 28 anni, è attualmente in carcere, recarsi a visitare Cigara a La Plata, 19 agosto 2012.Cigara, che si trova in carcere in attesa di processo per un quarto caso di rapina, ammette che soffre di dipendenza da droga e ha chiesto il trattamento dal sistema carcerario. (Campi Carolina / Reuters) 


[3] Valeria Cigara fa una doccia a Magdalena, 21 agosto 2012. Cigara, che si trova in carcere in attesa di processo per un quarto caso di rapina, ammette che soffre di dipendenza da droga e ha chiesto il trattamento dal sistema carcerario. (Campi Carolina / Reuters)

[4] Quattro anni Milagros è aiutato a vestirsi dalla nonna, Silvia, dopo che è stato cercato, prima di visitare la madre Valeria Cigara che attualmente si trova in carcere, 19 agosto 2012. (Campi Carolina / Reuters) 



Per vedere le altre foto andate sul sito http://www.boston.com/bigpicture/2012/12/raised_behind_bars.html

30 novembre 2012

"salvador" e la fotografia di guerra


Da quando ho conosciuto a fondo l’universo della fotografia, quello che mi ha sempre emotivamente colpito è stato il fotoreportage di guerra, i fatti che propongono le riviste e i giornali, o le foto più belle del “World press photo”, raccontano spesso tragedie inutili, dolore in pellicole 100 asa, distruzione in un frammento di secondo. Queste foto hanno sempre catturato la mia attenzione, ma anche scaturito ammirazione nei confronti di chi sta dietro la fotocamera, il coraggio di colui che, rischiando la pelle e la mente, decide di raccontarci tutto, di raccontare al mondo cosa succede.
Riguardando le foto di Robert Capa, Don McCullin, James Natchwey, da un punto di vista fotografico penso che ti chiedano qualcosa, cosa significa essere fotoreporter di guerra? Quanti pericoli è necessario correre per scattare delle buone fotografie? Quanto è necessario rischiare per emozionare, sensibilizzare con le immagini? Perchè questi fotografi, testimoni di guerre ingiuste e cruente, ed impotenti di fronte a tanto dolore, hanno davvero sensibilizzato l’intero mondo, mettendo in gioco la propria vita ed anche, a volte, perdendola. Il film che vi presento oggi pùo già rispondere in parte a queste domande.
“Sai perchè erano grandi i fotografi come Robert Capa? perchè non lavoravano per i soldi, loro fissavano la nobiltà delle sofferenze umane, fissavano il perchè della morte. Ecco cosa riuscì a cogliere Capa, il senso della tragedia della morte.” (John Savage in “Salvador”)
Salvador è un film del 1986, diretto da Oliver Stone. Gli attori protagonisti sono James Woods, James Belushi, Michael Murphy, John Savage, Elpidia Carrillo, Tony Plana, Cynthia Gibb, Juan Fernandez e José Carlos Ruiz.
In questo film viene raccontata la storia di un giornalista americano impegnato a realizzare un reportage sulla guerra civile in El Salvador, scoppiata nel 1980. Il giornalista quarantaduenne Richard Boyle, interpretato da James Woods (C’era una volta in America, Videodrome), un uomo reduce dalla hippie generation, in fallimento, che non molla facilmente droga e alcool, viene lasciato dalla moglie e screditato dai suoi colleghi di lavoro, lavoro che tenterà di riconquistare lasciando la California e  recandosi nel Salvador. Dotato di una Canon F1 a pellicola cerca di trovare gli agganci giusti per realizzare  il servizio che lo rilanci professionalmente, cercando con ogni mezzo di documentare la dittatura militare vigente nel paese.
Per buona parte del film si respira un’aria tesa, la guerra civile quasi si vive realmente, ben diretta e descritta dal grande regista di “Fuga di mezzanotte” (altro gran bel film che vi consiglio vivamente). Grande prova di John Savage, che impersona John Cassady, ancora più idealista e temerario del protagonista,  perfetta la sua figura del fotoreporter di guerra vecchio stampo.
La storia del film è stata scritta da Richard Boyle e Oliver Stone che l’ha diretta. Salvador fu molto apprezzato dalla critica, ma fu un insuccesso al botteghino. Il doppiaggio del protagonista inoltre è magistralmente doppiato dal grande Ferruccio Amendola.

16 novembre 2012

prima lezione di food photography


La food photography è una “specializzazione” della fotografia still life, volta a produrre immagini interessanti di cibo per l’utilizzo in pubblicità, menu, libri di cucina e blog sul tema del cibo. Ecco alcuni consigli utili 
- Scegliete una composizione che non distragga dal cibo, come un semplice sfondo uniforme o una tovaglia.
- Usate piatti il ​​cui colore contrasti con il cibo, mai piatti che siano dello stesso colore.
- Utilizzate un diaframma più aperto per sfocare lo sfondo.
- Usate la luce naturale ogni volta che potete. Il set-up ideale è accanto a una grande finestra con una tenda bianca per diffondere la luce.
- Imparate ad usare il bilanciamento del colore. Soprattutto nelle situazioni in cui la luce naturale non è disponibile, le foto possono presentare una dominante gialla o blu che rende il cibo terribile all’aspetto. Utilizzate l’impostazione del bilanciamento del bianco sulla fotocamera, o regolare il colore in post produzione.
vi consiglio di vedere questo video (con sigrid verbert di www.cavolettodibruxelles.it)